Coronavirus: fra desiderio di libertà e fughe impossibili, i nostri sogni nell’isolamento

Contagio, isolamento, lockdown, mascherine, distanza di sicurezza, test, vaccini: è tutto nuovo l’universo linguistico nel quale ci troviamo immersi da alcune settimane. Esattamente come nuove sono le abitudine, le paure e le speranze che scandiscono la quotidianità. Chiusi in casa, siamo tutti a caccia disperata di notizie e informazioni per capire se, come, e quando usciremo dall’emergenza legata alla pandemia Codiv-19. Ma ne verremo mai davvero fuori? E poi? Cosa succederà quando ricominceremo a uscire, a lavorare, a prendere un treno o un aereo? Cosa significherà convivere con un virus ancora in parte ignoto, che ha mietuto ovunque decine di migliaia di vittime, ha costretto tante persone a non poter nemmeno dire “addio” a un parente o a un amico, e ha mandato in tilt l’economia mondiale?

Stiamo vivendo tutti un’esperienza talmente difficile e dolorosa che le parole per descriverla si sbriciolano, e forse ci vorranno anni prima di trovare il modo per raccontare e qualificare in maniera giusta ciò che stiamo attraversando. Forse è per questo che il coronavirus sta iniziando a insinuarsi nei nostri sogni, e che l’inconscio – quando riusciamo infine a prendere sonno e la razionalità non può più aiutarci a controllare emozioni e pulsioni – trova il modo di sbatterci in faccia ciò che, durante il giorno, ci ostiniamo a negare o cancellare. Ce lo racconta il sito della Bbc, con la testimonianza del professor Blagrove che studia le fasi del sonno, e che ammette che sono in tanti, oggi, a fare incubi legati al coronavirus.

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