Prof. Andrea Sguerri: un vero “fuoriclasse”

Andrea Sguerri, classe 1977 è un senese doc, con una grande passione: la letteratura. Insegnante di lettere al Liceo Scientifico “G. Galilei” di Siena.

Ciao Andrea, parlaci un po’ di te e del tuo lavoro.

“Sono diventato insegnante nel 2005. Ho lavorato per ben tredici anni alle scuole medie girando in lungo e in largo per gli istituti della provincia. Due anni fa ho fatto la domanda per il passaggio alla scuola superiore e l’anno scorso l’ho ottenuto, approdando al liceo scientifico della mia città. Gran cosa.”

Sei felice della tua scelta professionale?

“Certamente, non mi sono mai pentito. Ho sempre sentito affinità con il mondo della scuola e coi ragazzi di qualsiasi età, piccoli o grandi che fossero. Anche piccolissimi: i miei anni da istruttore di minibasket alla Mens sana sono stati divertenti e formativi. Sono convinto che l’ambiente scolastico, sgravato da tutte le sue zavorre, possa davvero essere un contenitore di infinita creatività; basta fornire agli alunni gli strumenti giusti per innescarla. Ho sempre cercato, come professore, di inseguire questo obiettivo. “

Come stati vivendo le lezioni online e l’emergenza sanitaria?

“In un periodo così delicato, di reclusione forzata, in cui le situazioni peculiari di ogni ragazzo possono nascondere molte più difficoltà di quanto si possa pensare, diventa essenziale cercare nuove strategie per permettere alla didattica a distanza di essere veramente efficace. Intendiamoci, per me una didattica non in presenza non ha alcun senso, e non vedo l’ora di tornare a confrontarmi con gli studenti faccia a faccia, ascoltando le loro voci vere, e non quelle distorte da un microfono del pc. La Didattica a distanza non potrà mai essere un valido surrogato della Didattica in presenza, che è l’unica possibile per come io intendo la scuola. Tuttavia in questa fase non possiamo fare altro. Se però noi insegnanti pensiamo di sostituire le nostre normali lezioni con le video-conferenze da casa, siamo degli illusi. Quei momenti in cui ci vediamo, attraverso le varie piattaforme online, devono servire, più che altro, a far rimanere vivi i contatti, a far sentire la nostra vicinanza. Procedere invece con il programma è tutta un’altra cosa: “Prof non sento bene”, “Prof la cam non mi va”, “Prof la mi’ mamma dà l’aspirapolvere e non ho sentito niente negli ultimi minuti…” e così via.”

Che soluzione hai adottato?

“Ho pensato quindi che se volevo passare qualche concetto nuovo quella non poteva essere la forma giusta. Ci voleva un contenitore, con risorse aperte, che desse la possibilità ai ragazzi di accedere alla lezione quando per loro era più comodo, oppure semplicemente quando era possibile. Poi ho pensato: aspetta, quel contenitore ce l’ho già, può essere il mio canale Youtube: https://www.youtube.com/playlist?list=PLAp8qcngyk4-zDKuFk_xJNql5Crxk0JYf.

Tuttavia, non mi potevo mettere davanti ad una webcam e registrare 40 minuti filati di chiacchiere: so bene quanto la palpebra dei ragazzi cali velocemente; succede in classe, figuriamoci nel divano di casa. Allora ho recuperato il mio Green Screen (sai lo schermo verde per montare le immagini di sfondo? Immagino di sì J) e ho provato a confezionare dei video che potessero aggiungere un po’ di sale al consueto argomento. Per cui, gambe in spalla, ho iniziato a procedere in questo modo: innanzi tutto preparo la lezione, ma rispetto al solito ho deciso di condensare al massimo, cercando di selezionare i concetti base senza troppe divagazioni. Poi, anche grazie all’aiuto del montaggio che serve, ovviamente, a togliere ogni pausa naturale o indecisione, creo dei video che racchiudano in circa 10/15 minuti la spiegazione che avrei fatto in un’ora, in classe. In più, per quanto possibile, cerco di rendere più accattivante il video con qualche sfondo che unisca il serio al faceto e qualche battuta qua e là. In questo modo i ragazzi riescono, secondo me, ad avere una risorsa sempre disponibile dove possono trovare gli argomenti che avremmo fatto in classe ma nella nuova versione ‘condensata’. Lo ammetto, il lavoro è triplo, però devo dire che è anche divertente e, per quanto mi dicono i ragazzi, assai fruibile.

Davvero, non vedo l’ora di tornare al mio ‘vero’ lavoro, ma bisogna fare di necessità virtù. E non è detto che, un domani, quando riusciremo a riempire di nuovo le aule scolastiche, tutto ciò non torni in qualche modo utile.”

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