Gli italiani e il vino in quarantena: crescono, a doppia cifra, gli acquisti per il consumo in casa

La quarantena forzata degli italiani, i ristoranti ed i bar chiusi, cambiano anche i consumi di vino degli italiani. Che crescono tra le mure domestiche, tra la voglia, magari, di regalarsi un piccolo piacere anche in tempi difficili, pur sempre con moderazione e attenzione per la salute. E se i vini fermi crescono in maniera significativa, anche per effetto del recupero di un pasto che prima tanti italiani consumavano fuori per lavoro, come quello del pranzo, dall’altra parte gli spumanti per anni sono stati il motore della crescita, anche dei consumi interni, oltre che dell’export, al venire meno dei momenti di socialità, dei brindisi e degli aperitivi, sono quelli che, oggi, sembrano soffrire di più.

Emerge da un’analisi WineNews, sui dati di Iri, che ha monitorato le vendite di vino nella distribuzione organizzata (Iper e supermercati, e libero servizio piccolo, ossia con superfici comprese tra 100 e 400 metri quadrati, ndr). Ebbene, nel complesso, dal 23 febbraio 2020, data del primo decreto del Governo con le misure per contenere i contagi, le vendite di vino sono cresciute, nel complesso, del 5,8% sullo stesso periodo del 2019, con un’accelerazione netta nelle ultime settimane di marzo, con punte del 12% in quella a partire dal 22 marzo. A trainare la crescita sono stati soprattutto i vini Dop, con il +7,5% (e +9,8% nell’ultima settimana), segno che si cerca di non rinunciare alla qualità, ma anche il vino comune, a +5,8% (e +14,3% nell’ultima settimana), che vuol dire anche un’attenzione importante al prezzo, soprattutto in un momento economico difficilissimo per tante famiglie. In mezzo stanno i vini Igp, che fanno +31% nel periodo (e +11% nell’ultima settimana). La categoria che performa peggio, come detto, è quella degli spumanti, che, nel periodo, cresce di un modesto 2,6%, ma nelle ultime settimane segna un crollo a doppia cifra (-14,8% nell’ultima settimana).

“Assistiamo a due dinamiche, una molto chiara, che è quella dell’aumento del consumo di vino casalingo nel suo complesso, un’altra ancora da capire bene, che è quella dedicata agli spumanti”, commenta a WineNews Virgilio Romano, Business Insights Director di Iri. “Nel primo caso i dati parlano chiaro. D’altra parte, è pur vero che tanti italiani che prima pranzavano fuori, ora lo fanno a casa, e questo sicuramente ha aiutato. E poi bisogna dire che la crescita degli acquisti di vino è stata progressiva e razionale, visto che sul vino, a differenza di altri generi di largo consumo, non ha inciso la corsa irrazionale a fare scorte di cibo che si è vista nei primi giorni di emergenza (tanto che il dato della settimana del 23 febbraio parla addirittura di un -0,6% sullo stesso periodo 2019, ndr). E questo – sottolinea Romano – fa presupporre che anche nelle prossime settimane si seguirà questo trend. Nel caso degli spumanti (che, per oltre la metà della categoria, sono rappresentati dal mondo Prosecco, ndr), c’è da dire che sicuramente il venire a mancare di momenti di socialità e di condivisione avrà inciso, almeno in parte, sui dati di vendita, ma si deve considerare anche che la grande crescita degli spumanti registrata nei primi mesi del 2019 è stata sostenuta da una forte componente promozionale, che nel 2020 fino ad oggi è venuta meno. E alla luce di questo, il confronto è chiaramente al ribasso, ma per capire bene quale è davvero la dinamica degli spumanti saranno necessari i dati dei prossimi mesi”.

Una crescita che, è doveroso precisarlo, ovviamente non compensa che minimamente le perdite del business che le cantine sviluppano nel canale horeca, che è quello con il maggior valore aggiunto, e tantomeno nelle esportazioni. Ma, comunque, un segnale positivo, che racconta di una voglia degli italiani a godere di un buon bicchiere di vino che, almeno per ora, la crisi del Covid-19 non ha sopito.
In ogni caso, dai dati, emergono anche significative differenze territoriali: nel complesso, l’area dove gli acquisti di vino nella distribuzione organizzata sono cresciuti di più è nettamente quella del Nord-Est, con il +12% dal 23 febbraio 2020, con tassi di crescita minori al Sud (7,6%), nel Nord Ovest (+3,9%), al Centro e in Sardegna (+2,1%).
“Spia” di quanto sia importante il canale horeca, e pesante per tutti lo stop imposto dalle norme per arginare il contagio, il dato dei Cash & Carry, una sorta di mercato all’ingrosso riservato a professionisti e partite Iva, target a cui si rivolgono tante realtà del mondo dei bar e della ristorazione: il dato complessivo dal 23 febbraio 2020 parla di una diminuzione degli acquisti di vino del 10,8% nel complesso, che tocca il 42% per gli spumanti. Con un vero e proprio tracollo nell’ultima settimana: -38% per il vino nel complesso, -81% per gli spumanti.

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