“Alle vecchie mura”: un angolo di campagna dentro le mura di Pistoia. FOTO

Dentro le mura storiche di Pistoia, un B&B immerso in un angolo senza tempo. Carlo e Lucia sono due persone splendide, due albergatori nel vero senso della parola. Per loro, infatti, l’accoglienza dell’ospite è sacra e fanno di tutto per farlo sentire a proprio agio. Spazi verdi a perdita d’occhio, aree in cui poter sostare, un antico forno in pietra per poter cucinare agevolmente il pane e le pizze e un recinto con più di 70 animali, fra galline e conigli. E perfino un pavone femmina che sembra essere particolarmente affezionata a Carlo, tanto da seguirlo durante gli spostamenti.

“Alle vecchie mura” è un posto che non ti aspetti, oseremmo dire fuori dallo spazio-tempo. Un B&B in pieno centro a Pistoia, precisamente in via delle Mura Urbane, ma completamente distaccato dal resto della città, un pezzo di campagna che si estende per 3 mila mq completamente a disposizione dei viaggiatori. La terrazza, dà su piazza Leonardo Da Vinci offre un’ inedita panoramica sulla città di Pistoia.ò

Abbiamo avuto modo di conoscere Carlo Vannucci e la compagna, Lucia Gullone che, insieme, gestiscono questo angolo di paradiso e abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con loro. E’ Carlo, il proprietario, a spiegarci la storia di questo posto che è anche la storia della sua famiglia.

Non ti aspetti, attraverso le mura, di trovare un posto simile…

“E’ vero, tutti i nostri ospiti ce lo dicono. Qui ci troviamo in uno dei quattro bastioni storici della città. Le mura risalgono al 1200, quindi all’epoca medievale. Ma dal 1951 ci abita la mia famiglia. E’ stato mio nonno che comprò la tenuta. In realtà, qui prima non c’era niente, solo un bosco e dei ruderi, perché durante la Seconda Guerra mondiale avevano buttato giù tutto”.

Come le è venuta in mente l’idea di aprire un B&B?

“Il B&B è veramente un’idea recente, nato soltanto due anni fa. Prima, infatti, era soltanto la nostra abitazione privata. Siamo aperti da soli due anni e mezzo ma devo dire che questo posto piace, soprattutto agli stranieri ma anche gli italiani non disdegnano!”

Che cosa fa la differenza, secondo lei, in un albergo?

“Il rapporto umano. Nella mia vita ho girato davvero tanti alberghi e non c’è molto rapporto umano, c’è piuttosto un rapporto di cortesia. Ecco, io cerco di offrire questo ai miei ospiti. Inoltre, offro un angolo di campagna a 250 metri da piazza del Duomo: oltre agli animali, infatti, nella mia proprietà c’è una sughera a cui è stata stimata un’età di 200 anni. E poi, c’è lei, la pavona”.

Mentre facciamo un giro della tenuta, ci accorgiamo che una pavona meravigliosa ci segue, da lontano, senza mai perderci d’occhio. Sia Carlo che Lucia ci sorridono e ci spiegano che in realtà non sanno di chi sia, ma un giorno è arrivata volando nella tenuta e da allora si è talmente affezionata a Carlo da seguirlo passo passo. Ogni tanto, Carlo gli da’ qualche briciola di pane e lei, quasi come un animale domestico, si lascia avvicinare.

“E’ entrata da sola, non so veramente da dove arrivi. Ogni tanto però va via. Un giorno mi chiamarono dalla stazione di Pistoia e mi dissero che si trovava sopra il tetto. Allora dissi: “tranquilli, starà lì ad aspettare il treno!”. Quando monto in macchina mi viene dietro e mi segue in generale quasi fosse un cane”.

Quale genere di viaggiatori predilige questo posto?

“Stranieri, italiani, giapponesi, olandesi. Ho avuto persone di tutti i tipi. Noi abbiamo tre camere a disposizione, quindi è un po’ come se fossero a casa nostra”.

Le tue camere hanno dei servizi particolari?

“In una camere ho installato una sauna finlandese e devo dire che è veramente molto apprezzata. Spero a breve di poter costruire una piscina ma il mio prossimo obiettivo è quello di adibire questo grande parco a luogo per eventi, soprattutto d’estate. E’ un progetto a cui ancora sto lavorando”.  

Mi hanno detto che lei è anche un lontano discendende di Marino Marini. L’ha mai conosciuto?

“Certo, il mio babbo era un cugino diretto di Marino Marini. Io sono dunque il bisnipote e me lo ricordo molto bene. Mio padre, Guido Vannucci, ha frequentato la scuola d’arte e una volta mi raccontò di aver accompagnato a Milano un suo amico da Marino Marini, per farglielo conoscere, anche lui scultore. Si chiamava Jorio Vivarelli. Marino Marini lo ricevette e disse soltanto: “Può riuscire”. Era un tipo di poche parole”.

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