Coronavirus, lo stupore del manager giramondo: “Una follia, all’estero la vita continua”

Prato, la testimonianza di un manager: “Nel nord Europa ridono di noi, niente tamponi, per loro è una normale influenza”

Una vita con la valigia in mano. Fra un aeroporto e l’altro, fra Oriente e Occidente. Il verbo viaggiare è marchiato nel Dna del pratese Paolo Odierna, presidente della Expert Bank e Trust di Hong Kong. L’ultimo mese l’ha trascorso facendo la spola per lavoro fra Amburgo, Budapest, Amsterdam, Francoforte. Ultima tappa Vienna prima di rientrare a Prato, in auto.

Il manager 53enne è arrivato il 21 gennaio da Shenzhen, metropoli cinese con quasi tredici milioni di abitanti appartenente alla provincia di Guangdong. Volo fino a Bologna con due scali intermedi, prima a Hong Kong e poi a Monaco. Giusto il tempo di mettere piede a Prato per salutare il figlio e i suoceri (la moglie è originaria di Hong Kong) e poi di nuovo in viaggio, stavolta nel Nord Europa. Dove il film visto è tutto diverso da quello italiano.

«Qui – racconta Odierna mentre è in auto a Vienna – i giornali non parlano del coronavirus, i ristoranti e i teatri sono pieni, i supermercati non vengono presi d’assalto. Nei giorni scorsi la televisione tedesca ha mostrato le immagini degli scaffali vuoti in Italia. Nessuno usa la mascherina perché, nei paesi del Nord Europa, il coronavirus viene visto come una normale influenza ed è per questo che non vengono eseguiti tamponi a tappeto. La quarantena è una pratica tutta italiana».
Sta bene il manager pratese, residente a Los Angeles, che rimetterà piede oggi a Prato ed è rientrato dal paese del Dragone ormai 25 giorni fa. Il periodo di “sorveglianza attiva” dei 14 giorni previsto dai protocolli d’emergenza ormai è passato. «Sono partito da Shenzhen e rientrato in Italia quando ormai l’epidemia era già scoppiata». Nemmeno il tempo di disfare le valigie ed ecco che lo aspetta un altro tour di un mese lungo lo Stivale per la promozione del salone Nexxt – Made in Italy Expo, la vetrina del made in Italy a Los Angeles dal 10 al 12 giugno. Odierna ne è l’organizzatore attraverso la società Us Company Advisor di cui è presidente, con il patrocinio del governo italiano e la collaborazione delle associazioni di categoria del territorio (Confartigianato e Cna).

«Sono un po’ preoccupato anche se giugno è lontano: al momento ho l’adesione di oltre cento espositori italiani, tanti pratesi. Speriamo che non ci siano defezioni. Il nostro tessile fa la parte del leone con tanti maglifici e produttori d’eccellenza locali. Oltretutto, negli Stati Uniti i controlli negli aeroporti sono molto serrati». La partecipazione delle imprese è finanziata con una delibera della banca di Hong Kong che mette a disposizione capitali a fondo perduto per l’iniziativa. Non sono rose e fiori per il made in Italy, ai tempi del coronavirus.

Fonte: Il Tirreno

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