Pescatori lampedusani nel mare di Fellini

La storia del pescatore Michele Graziano inizia dall’isola italiana baluarda del Mediterraneo, l’ultima d’Italia, simbolo ormai quotidiano di speranza e a volte di illusione: Lampedusa.

Michele, come tutti i lampedusani, è un uomo d’onore, ama e rispetta profondamente le sue origini, la sua famiglia ed è completamente devoto alla Madonna di Porto Salvo, protettrice della sua Isola.

Lui, come tutti i suoi abitanti, onorano la loro Vergine ogni 22 settembre. Un rituale dalle origini molto antiche, risalenti alla Seconda guerra mondiale, quando un bombardamento rase al suolo Lampedusa. Non rimase in piedi nulla tranne una statua, quella della Madonna. La scultura di Maria Santissima si trovava in un piccolo santuario in campagna, benché fosse un facile bersaglio rimasse indenne: nessuna scheggia, nessuna esplosione la poté scalfire ne perturbare dal suo ruolo di Santa protettrice.
Da quel momento, ogni lampedusano devoto alla grazia divina, sentii la necessità di recarsi dinnanzi all’Immacolata in segno di omaggio.

La sacralità di questa tradizione veleggia nel cuore di ogni nativo dell’isola, anche chi per necessità dovette stare lontano dalla propria terra natia, come Michele e tutti coloro che negli anni si sono trasferiti a Rimini. Purtroppo le difficoltà nel scendere in Sicilia non sono poche. Il viaggio è lungo ed estenuante non sempre è possibile a tutti affrontarlo.
Tuttavia, Michele non si è scoraggiato: grazie al suo cuore cristiano e al suo animo nobile ha dato vita a una vera e propria tradizione che ha permesso di far sentire vicino a casa anche chi, come lui, non lo è. Nel 1998, l’uomo, ricrea la processione della Madonna di Porto Salvo, proprio nella bella Rimini in cui si è trasferito nel 1972.

La devozione e la costanza della comunità lampedusana, hanno fatto sì che riuscissero a far riprodurre la statua benedetta per poi donarla alla parrocchia di San Giuseppe al Porto.

“Lampedusa è la mia terra. Una terra di amore, profumi e mare.” – queste sono le parole di Michele – “Tanti erano i pescherecci che vi si fermavano nell’Isola, provenienti da Puglia, Sicilia e San Benedetto del Tronto. Avevo solo 14 anni quando mi imbarcai per la prima volta. Il peschereccio si chiamava Sorgente e proveniva da San Benedetto. Tra me ed il comandante nacque subito un amore paterno e poco dopo mi disse che avevo grandi potenzialità e che era giusto non mi fermassi in Italia ma mi avventurassi verso il Marocco per poter fare maggior esperienza, carriera, e guadagnare più soldi per una famiglia che ancora nemmeno avevo.
Da quel momento trascorsero cinque anni in cui mi divisi tra il Marocco ed il Sud Africa imbarcandomi su un peschereccio chiamato Pinguino.
Il 20 giugno 1964 decisi di abbandonare quell’avventura. Ero stanco e avevo bisogno di cambiare rotta, così mi imbarcai verso il Perù per la pesca dei gamberi. La navigazione è durata oltre 7200 miglia, eppure non trovammo il pescato sperato. Durante il ritorno, seppi che Pinguino era affondato e tutto l’equipaggio era disperso in mare. Mi sentì un miracolato e tornai a Lampedusa a trovare la Nostra Madonnina come quando ero bambino. Parlai molto con lei, e la ringraziai.
Qualche giorno dopo mi imbarcai di nuovo finché, nel 1970, decisi di rientrare a San Benedetto, andare a scuola dal venerdì alla domenica per prendere tutte le patenti nautiche.


Durante la settimana mi imbarcavo ad Ancona. È stato in quel periodo che iniziai a frequentare la riviera, comprai il mio primo peschereccio, iniziai a lavorare in proprio e lì conobbi mia moglie. Nel 1972 mi sposai ed andai ad abitare a Rimini. Continuai a lavorare per il mercato ittico riminese, costruì il mio peschereccio lungo 24 metri e lo chiamai col nome di mia moglie: Marilena.
In città mi trovavo bene. A Rimini c’è una grande comunità di lampedusani. L’arrivo di queste persone ha permesso alla marineria riminese di non morire ma anzi crescere Mentre i figli dei vecchi marinai riminesi in quegli anni si trasformavano in albergatori, i lampedusani hanno colmato il vuoto garantendo tenuta al settore. Al momento a Rimini siamo circa 200 persone, fino al 2010 eravamo oltre 400 con circa 30 pescherecci.

Negli anni l’Isola si è purtroppo sfollata: la povertà la faceva da padrona e gli uomini emigravano in cerca di. Era tuttavia molto difficile tornare per raggiungere la propria famiglia, a volte non bastavano tre giorni di viaggio.
In cuor mio sentivo sapevo che la nostra tradizione non si poteva perdere e per questo, insieme ai miei compagni pescatori, decidemmo di far continuare la nostra devozione in città. Facemmo costruire una Madonna identica a quella dell’isola e donarla alla parrocchia di San Giuseppe Al Porto. Non fu facile scegliere l’artista che potesse assolvere ad un compito così arduo. Alla fine lo trovai ad Ortisei. La Vergine era bellissima, proprio come quella della mia amata Isola, alta 1.68 metri. Mi commossi nel vederla, sarà sempre un ricordo indelebile della mia vita.
Il 21 settembre 1998 iniziò una tradizione che dura ancora oggi. L’accoglienza della statua della Vergine, prima della processione, viene data in piazzale Boscovich davanti al Club Nautico Rimini,.
Fui il primo a portare sul mio peschereccio la Madonnina in mare. Una schiera di ben altre 20 imbarcazioni mi seguirono facendo da corteo. Sul mio peschereccio vi era presente anche un sacerdote, il quale, arrivati a 3 miglia dalla costa, benedii i defunti che persero la vita in mare. Un’emozione difficile da raccontare a parole.


Dall’anno successivo i pescatori estraggono a sorte il peschereccio che avrà l’onore di portare la Vergine immacolata. Il giorno della festa tutti i presenti si accalcano sulla banchina: quando la statua arriva dal mare le grida si confondono con le note e il frastuono della banda. Inizia la processione, c’è un grande fermento, occhi pieni di nostalgia, sguardi in una metropoli della vacanza che si scopre più larga e più a sud di quella che lei stessa aveva pensato di essere.
La commemorazione nasce dal cuore di un lampedusano ed è dedicata a chi se ne va dalla propria terra natia con malinconia. Credo fermamente che l’impegno nel rinnovare le tradizioni sia un capo saldo di una comunità che ama le proprie origini.
Siamo ulteriormente orgogliosi i che tale ricorrenza non coinvolga solo i lampedusani presenti ma si sia estesa alla cittadinanza riminese, in ricordo per chi ha vissuto la propria vita in mare e per chi, sempre in mare l’ha poi persa.
La processione si svolge sempre di domenica nella terza settimana del mese di settembre e vi partecipano anche tutte le autorità, dalla Capitaneria di porto, al direttivo del Club Nautico, al Sindaco di Rimini. Un’ulteriore motivo di orgoglio e soddisfazione per ciò che negli anni abbiamo costruito.”

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