La sommelier Valeria Lopis: “Vi consiglio cinque vini da degustare in quarantena e poi parliamo del futuro del vino”

Diciamoci la verità: non sappiamo, esattamente, quando il blocco che ci tiene in casa sarà ufficialmente tolto. E non sappiamo fino a quando la nostra vita avrà delle restrizioni. Avete nostalgia di un bel locale dove sorseggiare un buon vino? Noi si, tanta. Non per questo, dobbiamo rinunciare al vino di qualità, che è sempre possibile degustare anche in casa. Anzi, forse è proprio questo il momento per avvicinarsi al mondo del vino. E allora, abbiamo chiesto consiglio a un’esperta del settore: Valeria Lopis, giornalista, carissima collega, sommelier. Valeria Lopis è una giornalista pubblicista freelance specializzata in wine & food journalism. Ama scrivere anche di territorio, good news e cultura, soprattutto declinata al femminile: “Credo molto nel potenziale delle donne: nel loro modo di fare impresa e di diffondere cultura”, ci spiega.

Origini etnee e animo itinerante, collabora con varie testate nazionali e regionali: da poco è Capo Redattore Food & Wine per il magazine on line Street Fashion Food e autrice per Balarm, Enonews, Sudlook, Scatti di Gusto e Sicilia da Gustare.

Diplomata AIS (Associazione Italiana Sommelier),  da diversi anni contribuisco alla redazione della Guida “Vitae” la guida ufficiale dell’AIS che raccoglie i migliori vini del territorio nazionale.

“Quest’anno la nostra commissione ha portato in stampa anche il volume “Guida ai vini di Sicilia 2020” un progetto regionale dedicato al territorio cui appartengo, un lavoro di squadra che vede in testa il Presidente Camillo Privitera e il responsabile del progetto guida Orazio Di Maria, nel quale convergono competenze e professionalità dei soci come la mia delegata Mariagrazia Barbagallo e la coordinatrice Tiziana Gandolfo”, dichiara.

E poi, naturalmente, uno sguardo ai social: “Il mio social preferito è Instagram che anche in tempi di quarantena si è dimostrato divertente e utile, sono presente con il mio account mrs.redwine attraverso il quale pubblico link dei miei articoli e commento vini che mi rapiscono il cuore, condividendo anche momenti della mia giornata”.

Il Coronavirus ci costringe a casa e ciò ha cambiato anche le nostre abitudini. Secondo te si dovrebbe modificare anche il nostro rapporto con il buon vino?

Più che modificare il rapporto con il vino in questo momento abbiamo l’occasione di accrescerlo e portarlo al livello successivo: possiamo degustare e assaporare con la lentezza necessaria per comprendere uno stile e un progetto di vino, possiamo leggere con attenzione chi ha prodotto quel vino e in che territorio, realmente approfondire e accumulare conoscenza, un modo in più per trarre godimento da un “alimento” destinato a nutrirci più nell’anima che nel corpo e la quarantena ci offre l’opportunità di ascoltare le storie che si nascondono dentro un calice, dove spesso si intersecano tradizioni, fatti storici, territorio, appartenenza.

Dato che tu sei una sommelier, ci puoi consigliare cinque vini che potremmo consumare durante questa quarantena?

E’ davvero difficile restringere il campo per una sommelier, per noi i vini sono come dei gioielli ciascuno ha un suo fascino e un suo peso, tutti diversi e tutti preziosi.

In quarantena possiamo dedicarci a vini intensi, abbiamo il tempo di documentarci e concederci quella lentezza per degustarli con l’attenzione che meritano:

  • Antinori – Badia a Passignano 2016 Chianti Classico DOCG Gran Selezione dal cuore del Chianti Classico il Sangiovese nella sua veste più sontuosa, ricco al naso e al palato, è il tannino setoso che lo rende unico e riconoscibile, frutto di una grande tradizione, Antinori è un faro dell’enologia italiana, un riferimento che non smette mai di sorprendere;
  • Franco Pacenti – Canalicchio 2014 Brunello di Montalcino DOC, Pacenti è un produttore che firma una piccola produzione di 10 ettari a conduzione familiare, il 2014 mantiene la potenza del Sangiovese e lo veste di eleganza, una fine espressione che esprime in pieno il terroir;
  • Stefano Amerighi – Apice 2014 Cortona DOC un altro assaggio che mi conquista sempre è la produzione di Stefano Amerighi, un vignaiolo che ha avviato circa 18 anni fa una produzione di Syrah a Cortona in quella che oggi è la zona Cortona DOC, i suoi vini in purezza sono figli di un’agricoltura biodinamica e lo stile è inconfondibile;
  • Podere Còncori – Melograno 2017 Toscana IGT succoso e intenso, le sensazioni umide di bosco attraversano questo vino dalla fase olfattiva fino all’assaggio, Gabriele Da Prato è un giovane produttore dalle idee molto chiare e il suo Syrah è in parte prodotto con uve da vecchi vitigni, un inno alla biodiversità;
  • Calafata – Iarsera 2016 dai colli lucchesi territorio meno conosciuto per la vinificazione dei grandi rossi ma altrettanto vocato, nasce questo Sangiovese in purezza prodotto dalla cooperativa agricola sociale che lavora la terra con impegno e rispetto, un gruppo solidale prima che commerciale che produce anche olio, miele, ortaggi, un bel progetto che crea un vino artigianale intrigante e piacevole;

 

 

Secondo te, come cambierà il mondo del vino e dell’enologia dopo la fine di questo periodo che, sicuramente, avrà messo in crisi il settore?

Ci vorrà un po’ di tempo affinché la macchina riparta e si riattivi quell’economia circolare che fa tanto bene al territorio. Per ritrovare segnali positivi dovremo aspettare che il paese riacquisti fiducia: penso all’enoturismo e al canale Ho.Re.Ca., entrambi in modo diverso si basano sugli spostamenti delle persone dunque sarà necessario non solo che l’emergenza cessi definitivamente ma anche che la gente ritrovi la voglia di fare turismo esperienziale, di andare a cena fuori o concedersi una semplice degustazione in cantina. Nonostante questi prerequisiti, che dipendono solo in parte dai comportamenti singoli, credo che assisteremo a cambiamenti molto positivi: in quarantena stiamo riscoprendo il valore del cibo e del vino, mi auguro che continueremo ad attribuirgli la stessa rilevanza. Credo che le produzioni attente e ispirate da logiche etiche e ambientali saranno premiate da una nuova generazione di consumatori consapevoli capaci di scegliere bene e responsabilmente, questo nuovo pubblico sarà il target su cui puntare, una situazione che determinerà una riconversione anche nel mondo del vino.

Cosa si potrebbe fare per cercare di aiutare tutti i produttori, le cantine e le aziende?

Può sembrare paradossale ma per i produttori questo è il momento di fare brand identity, di raccontare la propria storia e rinsaldare la reputazione aziendale, connettersi profondamente con il potenziale cliente e intercettarne bisogni e aspettative; la comunicazione e la presenza sul web giocano un ruolo fondamentale già adesso e domani saranno ancora più importanti: questa occasione ci ha dimostrato che in parte la nostra vita scorre su canali digitali ed è lì che un consumatore formula la propria idea, si confronta con altri utenti e spesso acquista, ecco perché esserci in maniera efficace e rispondente fa la differenza.

Dall’altro lato del mercato spero che si continuino a rafforzare gli acquisti locali, a sostenere le micro-produzioni e a creare gruppi di acquisto, sono tutte attività che stiamo reimparando in questo momento di emergenza sanitaria che ci costringe a casa e sono modalità di acquisto corrette che aiutano gli imprenditori locali con effetti benefici a cascata per tutto il territorio, un comportamento che dobbiamo provare a mantenere anche dopo la quarantena.

Irene Savasta

 

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